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Andrea Scanzi – Vado al massimo, sennò mi annoio

La televisione, il teatro, i libri, la famiglia, un’Harley nuova di zecca. Il giornalista più cool d’Italia si racconta: “Lavoro e amore, voglio sempre di più. Ho avuto flirt celebri, ma cerco ancora una donna che mi faccia soffrire. Arezzo? Ci siamo lasciati. Poi di nuovo innamorati”. Una chiacchierata senza tabù su Travaglio e Renzi, Selvaggia Lucarelli e Maria Elena Boschi, i Negrita e Jovanotti. Con una sorpresa finale: “Andrei a cena con Salvini e Berlusconi”

“Fatto Quotidiano, Gaber se fosse Gaber, Le cattive strade (con Giulio Casale), Il sogno di un’Italia (con Giulio Casale). Reputescion. Pubblico per Rizzoli. Eccetera”. Così recita la bio di facebook. Andrea Scanzi ha 43 anni, gli occhi chiari e lingua sciolta. Molti concittadini lo avevano lasciato coi capelli lunghi, tra Teletruria e il Mucchio selvaggio. Oggi se lo ritrovano a La7, a teatro, o magari sotto casa, in sella alla moto. Tra palco e realtà, certamente più celebre. E’ andato e tornato. Certi amori, come quello con Arezzo, fanno giri immensi e poi ritornano, il premio Civitas Aretii lo conferma. Scanzi è giornalista, scrive romanzi, fa spettacoli, duella in tv. A Otto e mezzo baruffa e non si spettina, lancia dardi avvelenati (bersaglio preferito: i politici), mirando all’altrui punto debole. Ma scrive e parla anche di calcio, di moto, di tennis, di whisky e di rock. Sennò, dice, si annoia. Troppa carne al fuoco? “Che palle parlare sempre di politica”, sbotta. E per ogni argomento è sempre sul pezzo. Un po’ secchione, come quando andava a scuola. Ma da allora ne ha fatta di strada.

Esistono sliding doors della tua vita lavorativa?

“Tre. Nel 2004 incontro Edmondo Berselli, lo intervisto e lo colpisco. Diventiamo amici, mi segnala al direttore de La Stampa Giulio Anselmi. Nel 2005 inizio a scrivere su La Stampa. La seconda. Nel 2009 Marco Travaglio mi contatta per il Fatto Quotidiano. Sono lusingato ma lasciare La Stampa mi spaventa. Nel 2011 mi decido ed è la svolta della mia carriera giornalistica. La terza è legata alla tivù e al web. È il 30 gennaio 2013. Sono incazzato per motivi personali, accetto di partecipare all’Aria che tira. In studio incontro Alessandra Mussolini e le dico una cosa che pensavo (e che penso tuttora): di non avere rispetto né per lei, né per suo nonno. Il video diventa virale. Un grande trampolino”.

E a livello privato?

“La separazione da Linda, mia moglie. Bellissima, ricca. Donna di grande sensibilità. Eravamo molto innamorati. Avevo tutto. Ma poi l’amore è finito. Nel 2010 ci lasciamo. E per me, ma sono sicuro anche per lei, è una liberazione. Da allora non ci siamo più visti né sentiti. Spero che sia felice, merita ogni fortuna ”.

Così lasci Arezzo per Cortona. Frequenti sempre meno le tue zone: come cambia il rapporto con la tua città?

“Da giovane avevo un rapporto conflittuale con Arezzo: la reputavo chiusa mentalmente. Dopo la separazione mi sono allontanato. Ma poi ho sentito il desiderio fortissimo di ritornare. Un ruolo chiave lo ha giocato l’Arezzo Passioni Festival, di cui sono direttore artistico. La manifestazione ha creduto in me sin dall’inizio nel 2013, facendomi riavvicinare alla città”.

C’è un episodio, in particolare, che ha segnato l’incrinarsi dei rapporti con Arezzo?

“Stagione 2001-2002, faccio il telecronista dell’Arezzo per Teletruria. Un’annata disgraziata per gli amaranto, chiusa con una salvezza allo spareggio. La partita verità è contro la Carrarese. Primo tempo orrendo dell’Arezzo, non manco di sottolinearlo. Nel secondo tempo la musica cambia, la mia telecronaca diventa più sentita. Al fischio finale l’Arezzo è salvo e, nella foga, urlo: “Stasera tutti a fare il bagno in piazza Guido Monaco”. Dove però una fontana non c’è. E vengo massacrato per questo errore figlio dell’euforia del momento”.

L’armistizio era firmato da tempo. Il premio Civitas Aretii ha sancito la luna di miele?

“Voglio molto bene ad Arezzo, ci ho messo un po’ a capirla. E credo che Arezzo abbia impiegato un po’ di tempo a capire me. Oggi per me è il nido, il rifugio. Adoro tornare, passeggiare, perdermi nel centro storico. Arezzo è una città bellissima che si dimentica di esserlo. A volte tende a buttarsi via, ma io ne sono innamorato. E cerco di promuoverla: attraverso gli ospiti che riesco a portare al Passioni, con i miei romanzi. Non è solo la città di Licio Gelli o dello scandalo Etruria. E il premio Civitas Aretii è motivo di orgoglio enorme. Ne ho ritirati di premi, ma questo ha un significato speciale. Alla consegna mi sono commosso”.

Spenti i riflettori di uno studio tv, come sei nel privato?

“Uno che ama ridere e godersela, ma sto diventando molto selettivo nelle frequentazioni private. Soffro ad andare a cena con persone che mi chiedono di Renzi o della Raggi. Parlo di politica per mestiere, mi appesantisce farlo nel tempo libero. Se posso, scrivo di altro. Delle mie passioni: musica, tennis, calcio. E donne, se è lecito dirlo senza essere chiamati sessisti”.

Allora togliamoci il dente. Elezioni politiche domani, chi voti?

“Oscillo tra l’astensione, il M5S e una forza di sinistra bersaniana con Rossi e Civati. Certamente non voterei mai il Pd di Renzi. A livello locale non faccio scelte ideologiche, valuto la persona a prescindere da sinistra o destra: l’importante è che ne abbia stima. Alle scorse regionali ho votato Rossi e Pd, mentre non abitavo ancora ad Arezzo nel 2015. Di sicuro non avrei mai votato Bracciali”.

Gossip. E’ acclarata la tua storia con Selvaggia Lucarelli, altre liaison vip?

“Cantanti, attrici, parlamentari, giornaliste. Alcune proprio insospettabili. Ma i nomi non li farò mai”.

Quante volte hai detto ti amo?

“Quattro. A Cristina, la ragazza del liceo. A Linda, mia moglie. A Selvaggia. E a Verdiana, con cui ho avuto la storia più lunga dopo la fine del matrimonio”.

La donna del tuo futuro?

“Capita spesso che le donne che frequento si innamorino di me, ma non viceversa. Un giorno spero di amare ancora, intendo dire totalmente. E quando capiterà, per contrappasso, sicuramente la donna non mi filerà. Me lo meriterei. Ai figli invece non penso. Mi immagino circondato sempre da cani e bellezza, come adesso, ma al momento il mio istinto paterno è rasoterra. Non me ne vanto, ma è così. Magari un giorno cambierà”.

In attesa di diventare padre, vivi appieno il ruolo di figlio. Citi spesso tuo padre Luciano.

“E’ un grande, come lo è mia madre. Ho una famiglia meravigliosa. Quando sono nato, lui era giovanissimo. Per me è un fratello maggiore. Mi ha trasmesso la passione per la musica, per lo sport, per il cinema. Uomo da grandi talenti: fotografo, videomaker, attore di teatro, chitarrista, ottima penna. Praticamente sa fare tutto. Ha avuto un figlio in gioventù, me, e non è riuscito a concretizzare appieno il suo talento. Ha sempre lavorato alle Poste”.

La tua voglia di emergere deriva anche dai sacrifici di tuo babbo?

“Il talento parzialmente inespresso di Luciano è una grande spinta alla mia voglia di emergere. Non mi accontento, voglio sempre di più, in ogni ambito della vita. Sono affamato e perfezionista. Ho appena preso la patente per la moto, facendo bene il percorso di test. Durante le lezioni andavo bene, ma lo ripetevo finché non lo eseguivo alla perfezione. Mi hanno costruito così”.

Hai un’Harley nuova di zecca.

“E’ stupenda, la sognavo da 25 anni. L’ho chiamata Abigail. Presa al Gate32 di Milano, uno dei soci è l’ex portiere Christian Abbiati.”

Affamato, meticoloso. E narcisista. E’ un aspetto su cui ti piace giocare.

“Un po’ è uno scudo, un po’ no. Il 90% dei giornalisti è narcisista, la differenza tra me e altri è che io lo ammetto. In ogni caso sì, mi piace apparire, mi piace piacere”.

Hai un sogno?

“Continuare così: teatri, giornali, libri, tv. Ho il terrore che tutto finisca. E’ la vita che sognavo di avere: speriamo che duri”.

Pace fatta con i Negrita?

“Diciassette anni fa fui aggredito dal cantante, Pau, fuori da un locale ad Arezzo. Ci fu il processo e lui venne condannato. Recentemente ho rivisto Drigo, che apprezzo. Assistette alla scena. Ci siamo abbracciati. Spero di rivedere Pau e di stringergli la mano, ormai è passata una vita”.

E con Jovanotti?

“Non ho rapporti con Jovanotti, ci siamo pizzicati spesso in passato ma senza mai incontrarci. Neanche quando abitavo a Cortona. Mi dicono che sua moglie mi detesti. Ne prendo atto, ma mi piacerebbe prima o poi incontrare Lorenzo. Sarebbe tempo di fare pace. E poi ci lega il grande amore per gli animali. Abbiamo pure lo stesso veterinario”.

E con la Boschi?

“No, con lei no. Non ne ho alcuna stima”.

L’ultima domanda è un vecchio gioco: a cena con il nemico?

“Politicamente sono agli antipodi da entrambi, ma credo che sarebbe divertente andare a cena una volta con Salvini e Berlusconi. Invece con Renzi mai. Per carità. Sai che palle”.

 

Mattia Cialini
Mattia Cialini
Mattia Cialini
Giornalista, nativo precario. Pratico sport estremi: ho un mutuo.
Di bufala adoro solo le mozzarelle. Vivo di passioni, faccio mille cose e qualcuna addirittura mi riesce.
Mi manca il tempo che vorrei perdere tra nuvole di Habanos